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Comunicare: caos e fotografia

pubblicato 20 gen 2014, 09:21 da marco maraviglia   [ aggiornato in data 20 gen 2014, 09:23 ]

Tra tante foto che circolano in rete quante effettivamente ne ricordiamo? La fotografia è un messaggio visivo che andrebbe gestito con le migliori regole della comunicazione.


Tra tante fotografie che circolano in rete è come stare in una gran sala dove tutti parlano e nessuno ascolta, nessuna parola giunge ben distinta alle nostre orecchie, tutti hanno tanta voglia di comunicare in questa sala ma pure se volessimo ascoltare qualcuno, non lo comprenderemmo. Perché il suo conversare è sgrammaticato o non segue un filo logico. Perché chi parla si mangia le parole non scandendo bene le sillabe. Perché ha la voce troppo bassa. Perché non ha un’idea ben chiara del concetto che vuole esprimere o forse, non ce l’ha affatto il concetto: ha solo voglia di parlare o, peggio, ha un bisogno sconsiderato e incontrollato di marcare il mondo intorno a sé per mezzo del proprio suono vocale.

Parlo, dunque esisto. Forse è questo il problema. Necessità di lasciare traccia a tutti i costi. Senza badare al contenuto.
E non è narcisismo ma paura di essere invisibili.

Si tratta di comunicazione. Saper dialogare o avere capacità oratorie è un’arte che però chiunque può praticare con esercizio ed allenamento. La comunicazione è fatta di messaggi e i messaggi sono parole, segni, suoni e rumori, gesti, odori, oggetti di cui ci circondiamo, disegni, immagini… fotografie!

Nel caos umano della comunicazione pochi messaggi giungono al destinatario.

Per comunicare adeguatamente, qualunque sia il mezzo, occorre equilibrio mentale. Lucidità psico-fisica. Chiedersi qual è il messaggio da trasferire all’interlocutore, metterlo a fuoco, vederlo mentalmente, sintetizzarlo per renderlo essenziale e semplice perché ricami, fronzoli e decori distraggono l’attenzione. Fanno rumore.

Tutto ciò vale anche per la fotografia. Grande strumento di comunicazione visiva che però oggi è usato come quel tipo in sala che dice tanto senza farsi capire pur tanto urlando.

Ecco, poniamoci una domanda: di tutte le foto viste durante una giornata sul web, ne ricorderemo almeno una? Se sì, chi ha realizzato quella foto, è un buon “comunicatore visivo” e non necessariamente fotografo professionista.

Sappiamo tutti che il digitale ha fatto impennare la produzione di immagini fotografiche, poi l’avvento dei social network (da Fotocommunity a Pinterest, passando per Facebook) ha fatto sì che che milioni di immagini circolassero facilmente in rete facendoci sentire tutti editori di noi stessi: ho pubblicato su Facebook. Ma che utilità ha far circolare tante foto su internet? Cosa avremmo voluto dire con quelle foto?

Fotografo, dunque sono.
Ma non è questo il modo di rendere visibile i propri messaggi visivi.

Fotografare riflette metaforicamente quelle che sono le fasi di una buona storia d’amore.
Tanti partner da un giorno o da un’ora possono divertire, ma non porteranno evidentemente a una conoscenza più approfondita che può dare una storia d’amore lunga, bella, travagliata, appassionata e con zone inevitabilmente statiche.

La bellezza della vita si scopre con il tempo, la pazienza, l’analisi, lo studio introspettivo ed esteriore delle cose stesse. È l’approfondimento e la cura nelle cose che facciamo che ci portano a creare buone idee se siamo dei creativi, belle parole se siamo scrittori, bei spazi se siamo architetti… belle foto se fotografiamo.

Una bella storia d’amore viene ricordata. Anche una buona foto viene ricordata.
Entrambi sono messaggi, frutto di una buona comunicazione tra donna e uomo o tra persona e mezzo fotografico usato per comunicare.

Per imparare a comunicare con la fotografia ci vogliono anni e dedizione, voglia di mettersi continuamente in discussione, voglia di leggere il mondo intorno a noi. È un esercizio quasi trascendentale per riuscire a immortalare messaggi, pensieri, emozioni.

Bisogna prendersi del tempo per ottenere buoni risultati. Per qualsiasi cosa intendiamo fare. Imporsi serenità mentale e concentrarsi innanzitutto su sé stessi con un po’ di sano egoismo.