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World Press Photo 2012: vince il Photoshop?

pubblicato 11 feb 2012, 03:35 da marco maraviglia   [ aggiornato in data 20 gen 2014, 03:26 ]

Da poche ore girano in rete le foto vincitrici dell'ultima edizione del World Press Photo e nell'euforia di questo tam-tam (quest'anno 7 italiani tra i vincitori) c'è chi sospetta che l'uso del Photoshop abbia fatto la sua parte.


Quando si parla di World Press Photo, si pensa a quello che dovrebbe essere il massimo riconoscimento internazionale per un foto-giornalista.
Il giornalismo è innanzitutto, informare sui fatti, passare la notizia, nuda e cruda, veritiera, sbatterla in faccia anche se fa male, senza manipolazione, libera. Almeno così dovrebbe essere. Ma sappiamo che non sempre è così. Allora ci abbindoliamo tra più fonti per confrontare, pesare, leggere dentro le parole, leggere tra le righe per cercare di tirar fuori la "nostra" notizia.

Il problema è che il foto-giornalismo dovrebbe rispettare le stesse regole. Fotografare la realtà e non scoop costruiti ad arte. La gente non dovrebbe essere ingannata, almeno non in questo territorio. Nella storia del fotogiornalismo tanti sono stati i falsi scoop, presunti e riconosciuti come tali come la discutibile foto di Robert Capa del "milite morto" ed eticamente per un fotografo non è il massimo. D'altro canto non è nemmeno gratificante per una rivista internazionale come il National Geographic entrare in polemica coi lettori per l'utilizzo abbondante di Photoshop.

Così, mentre il mondo dell'informazione visiva sta vivendo queste ore di delirio collettivo per le belle immagini premiate, lascia perplessi questa di Alex Majoli i cui volti dei manifestanti del Cairo sembrano sapientemente ritoccati dal filtro fluidifica di Photoshop. Ma ciò che veramente non quadra, non si capisce a chi appartengono non solo le due braccia che sovrastano i 3 volti in primo piano, ma l'intera sequenza di mani sullo sfondo.
Questo è quanto a colpo d'occhio si scorge. Se poi vogliamo capire se la foto è scattata con più di un flash o sotto la luce di più riflettori (a spot?), sarebbe altro enigma da verificare.
Ci si augura che la giuria del World Press Photo abbia attentamente valutato quest'immagine, verificando magari gli scatti effettuati prima e dopo di questo (in situazioni del genere i fotoreporter scattano a raffica) e che abbia verificato in maniera coscienziosa che non si tratta di un collage realizzato in Photoshop e nemmeno che le espressioni dei volti siano state ulteriormente marcate da un filtro>fluidifica.
Eventuali risposte documentate possono essere inoltrate sulla pagina di Photo Polis su Facebook e se le supposizioni avanzate in questo testo saranno infondate, saremo pronti a scusarci con Alex Majoli e cin la commissione del WPP.

ALCUNI CASI DI SQUALIFICHE E DINTORNI: